Incantations


Six Thoughts on the Same Thing

Mario Cucchi


Il 30 marzo 2018, alle ore 18.00, lo Studio Incantations ha inaugurato la mostra “Six Thoughts on the Same Thing”, dal progetto omonimo del fotografo milanese Mario Cucchi. 



40 oggetti di uso comune
fotografati in sei pose diverse,
un totale di 240 immagini
catalogate in ordine alfabetico
in un vecchio schedario.

Un progetto fotografico
che esplora
l’estetica del quotidiano
per reinventarlo
partendo dalle cose più semplici
attorno a noi.


Oggetti fotografati nella semplicità di uno still rarefatto vengono animati da una visione fotografica dinamica, guadagnando un clamore eroico che li mette in campo come veri e propri “soggetti” dello sguardo. Le immagini evocano la magia di oggetti quotidiani che, fotografati in pose diverse e con luci radenti che filtrano morbide nel fotogramma, rivelano un’espressività unica dello scenario quotidiano. La mostra é stata in corso dal 30 marzo al 21 aprile 2018 nei giorni di giovedì-venerdì-sabato con orario 14.30 - 18.30. Ingresso libero.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

Rivoluzione estetica
 
"Avete mai osservato le evoluzioni della polvere che fluttua nell’aria? Quando i raggi di sole filtrano da una tapparella non del tutto abbassata nella penombra di una stanza, si crea uno spettacolo di movimento e forme infinite in cui da piccolo mi perdevo per ore. Mi stupivo che elementi come i granelli di polvere, parametro all’epoca dell’idea di piccolissimo, potessero dar vita a così tante variazioni. Da adulto ho capito che quel fantasticare di universi inesistenti altro non era che parte di quel complesso apprendimento che ci porta, non prima di aver scatenato la fantasia, al controllo della percezione offrendo letture multiple del reale che negli anni tenderanno ad annichilire a favore di altre più univoche e razionali con cui creiamo le etichette dell’archivio con cui interpretiamo il mondo.
Riesumare quei processi da adulti non è semplice. Farlo con oggetti la cui familiarità è assodata dalla pratica quotidiana ancor meno. Essi appartengono a quell’area consolidata dal dominio del razionale che assegna loro compiti definiti e circostanziati. Superare il dogma imposto dall’etichettatura significa mettere in discussione, se non proprio abbattere, le nostre certezze. Eppure, se non si teme di mettersi in gioco, gli oggetti che ci circondano, anche i più scontati, possono offrirsi in fotografia con fattezze insospettate, ben oltre la mimesi pura e semplice.
La decontestualizzazione favorisce lo svelarsi degli oggetti. Se l’etichetta li colloca rigidamente all’interno dell’archivio su cui si basa la nostra Enciclopedia, l’immagine ne libera le forze interiori. Queste emergono come lo scheletro in una lastra radiografica, si coagulano nelle ombre che la loro fisicità produce o nella rappresentazione bidimensionale del movimento imposta dall’autore-ricercatore. Le loro immagini perdono la natura di riproduzioni dell’esteriorità.
Perfino le ombre, generate dagli oggetti colpiti dalla luce, rinunciano alla mimesis e si fanno specchio di dimensioni altre, proiezione non del solo referente, ma anche dell’autore. 
Impossibile in ciò non avvertire echi dell’arte del Novecento. Dal «The shadow is as important as the real thing» di Man Ray al «Perché non limitarsi a far vedere le fotografie?» di Constantin Brâncuși passando per gli Objets trouves di Duchamp. Fotografia, ombre e oggetti della quotidianità si rincorrono per oltrepassare la superficie e guidarci in un’aristotelica καταστροφή (katastrofè=rovesciamento, rivoluzione) che dal mondo della tragedia s’insinua nel nostro sapere consolidato ribaltandone le percezioni.”
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Sandro Iovine

Nota: Estetica (aesthetica), deriva dal greco αἴσθησις (aistesis=sensazione) e dal verbo αἰσθάνοµαι (aistanomai=percepire attraverso la mediazione del senso) e in questo senso il termine è qui utilizzato.



Mario Cucchi è nato a Milano nel 1958.  Ha studiato Visual design presso lo IED di Milano. Dal 1982 ad oggi si occupa di pubblicità.
Ha lavorato come art director e direttore creativo per numerose agenzie pubblicitarie di Milano.
Attualmente al lavoro in pubblicità affianca quello di fotografo professionista.

Per maggiori informazioni:  Mario Cucchi



    







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